EYES ON AMERICAN SNIPER: VITA DA OSCAR O FILM DA MULTISALA?

Chris Kyle, ragazzotto del Texas,  ha quasi trent’anni.  Tra rodei sabbiosi, donne, alcol e guasconate, si gode gli anni d’oro degli Stati Uniti . Gli Americani vivevano felici, ancorati alle certezze e ai diritti garantiti dalla bandiera a stelle e strisce. L’11 Settembre era ancora un giorno comune nell’immaginario collettivo. Molto presto, però, gli attacchi terroristici di Al-Quaeda bussano prepotentemente alle porte delle allegre famiglie americane chiedendo agli Usa un regolamento di conti inseguito alle politiche messe in atto da Bush Senior in poi nel Medio Oriente.  Chris, interpretato da Bradley Cooper, sente che qualcosa sta cambiando nel mondo e decide di dover dare il proprio contributo arruolandosi nel temerario corpo militare dei Seal.

Consapevole di dover dare una svolta alla propria vita, in pochi anni trova l’anima gemella, e dopo l’attacco terroristico del World Trade Center, capisce che il suo unico scopo da qual momento in poi sarà quello di proteggere gli Stati Uniti dal male. Diventa un infallibile cecchino, colui che dai polverosi tetti di Falluja, protegge i  compagni, pronto ad avvertire la minima minaccia e sparare al nemico.

E’ ormai una leggenda tra nella storia degli snipers americani. Tuttavia, nei periodi di riposo passati con la moglie e i figli, si dimostra sempre più assente. Non è realmente Chris a fare ritorno, bensì un riflesso opaco. Il vero Chris ormai non esiste più. Per ogni suo compagno caduto in battaglia perde pezzi di se stesso e non si cura di rimetterli insieme; li lascia lì tra il sangue le macerie sperando che sia il tempo a portarli via.

L’angelo texano ha perso il suo candore per sempre, si è sporcato le candide ali e le macchie  rosse non andranno mai più via. 160 colpi letali accertati, 160 estremisti islamici freddamente uccisi, 160 rivoli di sangue, 160 minacce scampate, 160 madri straziate, 160 gioventù stroncate, 160 respiri spezzati, ma anche Chris Kyle in fondo muore 160 volte. Ogni volta che  preme il grilletto è consapevole del gesto che sta compiendo e sa, che un giorno,  dovrà delle spiegazioni al Creatore.

Il regista, Cleant Eastwood, svolge un compitino senza picchi di genio. Non osa, non dà alcun valore aggiunto al film. Trasforma una trama importante, scaturita da un racconto di vita autentico che segna un periodo indelebile della storia americana e mondiale, nel classico blockbuster hollywoodiano dove la maggior parte del budget viene speso per le munizioni, le armature da combattimento e i giubbotti antiproiettile.

Gli scenari sono ripetuti: vita coniugale da casa con giardino in Texas, piste di atterraggio e tetti di edifici fatiscenti. Molte delle ridondanti sparatorie potevano essere evitate. Lo scorrere della trama è meccanico e privo di mordente. Colonna sonora assente. Paradossalmente manca anche l’azione. Tutte le scene sembrano già spiegate nel momento in cui iniziano. La scena cruciale non viene neanche girata e l’avvenimento con più pathos viene comunicato con una didascalia sullo schermo nero.  Il regista ha avuto la fortuna di trovarsi tra le mani un plot dall’importanza inestimabile, ma non ha saputo valorizzarlo.

Bradley Cooper non rende merito alla figura del patriota Chris Kyle. Nonostante la somiglianza con lo stesso, l’interpretazione in questo film è scandita da sguardi inespressivi, fissi nel vuoto. Pianti e momenti di commozione da commedia comica, poco credibile.

American Sniper, comunque, merita di essere visto perché ci offre un fermo immagine della notra  storia recente. L’assenza di orpelli può essere vista come un plus per certi versi, poiché permette allo spettatore di focalizzare la propria attenzione sulle barbarie commesse in questi anni di guerra nel Medio Oriente per la lotta contro gli estremisti islamici.

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