BIRDMAN ( la recensione): UN FILM CON LE ALI CANDIDATO A 9 PREMI OSCAR

Riggan Thomson è un uomo che ha da poco superato i 50. Tra i primi segnali di andropausa e la classica crisi di mezz’età, cerca di risollevare una carriera hollywoodiana iniziata negli anni ottanta e ormai verso un lento e inesorabile declino. Nel grigiore del suo camerino, tra le prove del suo nuovo spettacolo teatrale, Riggan  intrattiene  animate  conversazioni con il suo alter ego Birdman: super eroe  di cui è stato interprete tra gli anni ottanta-novanta. Un cliché che si porterà fino alla tomba. Come viene detto in una scena: “La popolarità è la cugina troia del prestigio”.

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Le voci che sente si fanno sempre più assillanti e non fanno altro che acuire il suo stato depressivo. Birdman non gli lascia un minuto di tregua e gli ricorda costantemente i tempi d’oro della sua carriera attoriale fatti di soldi, anzi miliardi, fama e successo. Riggan, interpretato da Michael Keaton, non è credibile agli occhi di se stesso e della critica.

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Tuttavia, ha dei superpoteri ereditati dall’ “uomo uccello” che utilizza  per sfogarsi lanciando oggetti per aria tramite abilità telecinetiche. Saranno le stesse voci a motivarlo in uno dei suoi momenti di più bassa autostima, permettendogli di affrontare la prima dello spettacolo nel migliore dei modi  e di interpretare magistralmente il personaggio, forse fin troppo. Il giorno successivo verrà acclamato nelle piazze di tutta la nazione, sarà un uomo nuovo.

Il film, diretto dal regista messicano Alejandro Iñárritu (Babel, 21 Grammi sono i suoi lavori più celebri), è una ventata di aria fresca nel panorama delle pesanti e ridondanti biografie di quest’anno di cinema. La trama è quasi assente e questo è un bene. Comparse, costumisti e attori fanno capolino tra i corridoi del teatro. Strillano, inveiscono, gioiscono, si amano e piangono contribuendo a creare una fluidità unica.

I dialoghi sono brillanti e frizzanti, non annoiano mai. Le riprese sono fluide, ricche di primi piani, tanto che a volte sembra di assistere al set di un reality show, ma di quello buono.

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Ottimo il cast, da Edward Norton nel ruolo di Mike che  incarna perfettamente il ruolo di attore lunatico ed esilarante amato dalla critica, sarà proprio lui ad acuire il senso di inadeguatezza di Riggan. Emma Stone, che interpreta la figlia Sam, è scandalosamente sexy e perfetta nel ruolo di teenager in fase post-rehab. Ci sono anche Zach Galifianakis nel ruolo di manager di Riggan, e Naomi Watts nel ruolo di Lesley.

La colonna sonora è dominata dalla batteria del soft jazz di Antonio Sanchez e  aiuta a mantenere il flusso continuo che Iñárritu ha voluto costruire.

Di certo, Birdman non è un film dalla facile comprensione. Molti lo ameranno, molti lo odieranno. Lo spettatore non deve perdersi in inutili elucubrazioni mentali per capire chi ha tradito chi o chi ha ammazzato la moglie del boss, deve solamente godersi i dialoghi, magistralmente scritti, ridere ed emozionarsi con essi.

Birdman rappresenta un esperimento nuovo per la cinematografia mainstream e strizza l’occhio alla serie tv Italiana Boris che è andata in onda su sky e su rai 3 poi.

E’ candidato a nove Oscar, tra cui film, regia, fotografia, sceneggiatura e migliore attore protagonista per Michael Keaton.

N.B

Consiglio, come sempre, la versione in lingua originale. Parte del dinamismo dei dialoghi andrà sicuramente persa con il doppiaggio in italiano.

A cura di Salvatore Giannavola

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1 thought on “BIRDMAN ( la recensione): UN FILM CON LE ALI CANDIDATO A 9 PREMI OSCAR

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