ENDKADENZ VOL.I (LA RECENSIONE)

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Cari amici di Blogstermind, a una settimana dall’uscita di “Endkadenz vol.I” ,prima parte dell’ultimo lavoro della band bergamasca, vogliamo proporvi la nostra analisi e il nostro punto di vista. Come ben si sa i Verdena si fanno attendere, e anche molto, ma il detto “le cose belle si fanno aspettare” si sa è una costante della nostra esistenza. Sono passati 4 anni dall’uscita di Wow e adesso ci troviamo di fronte ad un lavoro frizzante e nello stesso tempo disorientante anche per i “Verdeniani” di lunga data.

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Cosa dire di questo nuovo disco?

L’opinione pubblica è spaccata a metà: da un lato c’è chi lo considera un capolavoro e una nuova frontiera della musica alternativa italiana, dall’ altro troviamo i “disertori”, o meglio i nostalgici che temendo una deriva pop del trio, cercavano in Endkadenz i suoni spigolosi di “Requiem” o la rabbia adolescenziale post-grunge delle prime apparizioni dei Verdena.
In realtà questo disco sembra completare un’evoluzione che era saltata agli occhi di tutti con “Wow”, ma che ora conferma la maturità e la duttilità di un gruppo che rappresenta una certezza della musica italiana.

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L’album coinvolge l’ascoltatore fin dall’inizio e lo confonde una canzone dopo l’altra. Si passa dalle ballad molto ben riuscite “Puzzle” e “Nevischio” ,che si avvicinano per sonorità al precedente album “Wow” per l’utilizzo della chitarra acustica e del piano, alla psichedelia folle di “Sci Desertico” , fino al singolo “Un Po’ Esageri”, brano Pop in cui permangono le sfumature Verdeniane. Nell’ascolto ci si imbatte in veri e propri muri di chitarre distorte come in “Ho Una Fissa” e “Rilievo” in cui le parole di Alberto non rimangono nascoste ma anzi emergono prolungate in eco malinconiche che trasformano la voce in un vero e proprio strumento musicale. “Diluvio”, canzone in cui spicca l’utilizzo del pianoforte tradizionale (che sostituisce quello elettrico di “Wow”) dalle sonorità morbide e romantiche, precede “Derek”, una galoppata in fuzz che mette in risalto le doti tecniche del batterista Luca, che si conferma ancora una volta geniale in fase di composizione e di sperimentazione musicale.

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La seconda metà del disco dissolve ogni certezza che l’ascoltatore ha costruito su questo disco con la coppia “Vivere di Conseguenza” e “Contro la Ragione”, che profumano di Battisti e di musica leggera italiana anni ’70. Atmosfere completamente nuove che spazzano via la convinzione che questo disco sia un nuovo “Wow”. Endkadenz Vol.I è una nuova storia che si rivela prepotentemente con i suoni saturi e ondeggianti di “Alieni Fra Noi” ma soprattutto con le oscure “Inno del Perdersi” e “Funeralus”, che esprimono tormento e inquietudine con riff di basso avvolgenti e finali che lasciano trapelare un forte interesse del trio verso la musica classica.

Terminato l’ascolto di questo disco così denso, è impossibile non rimanere disorientati, forse anche irrequieti. Sfidiamo chiunque a dire di aver capito questo album, privo di virtuosismi tecnici, ma così minuziosamente elaborato nei dettagli; nettamente diverso dai precedenti lavori ma così intuitivamente riconducibile all’essenza dei Verdena. Perché questo disco ci piace tanto? Perché è in grado di farci vibrare rimanendo chiuso nel suo ermetismo e perché per apprezzarlo non è necessario capirlo a primo impatto, ma scoprirlo ascolto dopo ascolto accettandolo nella sua indeterminatezza. Ci piace perché si presta perfettamente ad una riproposizione live coinvolgente e perché ci fa desiderare di ascoltare il secondo volume in uscita prima dell’estate.

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Queste tredici tracce sono più che mai un ritratto dei Verdena, così impegnati nella ricerca di una bellezza che sfugge ad ogni logica musicale (ma anche commerciale) e che noi possiamo solo ammirare attoniti.

Vi suggeriamo i nostri 5 brani preferiti di quest’album:

1. DEREK

2.FUNERALUS

3. INNO DEL PERDERSI

4. NEVISCHIO

5.PUZZLE

A cura di Vincenzo Petrantoni

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