OLIO DI PALMA: incognita costante a tavola

INTRODUZIONE

 “Der Mensch ist was er isst”.

L’uomo è cio che mangia. (Ludwig Feuerbach)

Al giorno d’oggi, noi consumatori siamo sempre più spesso all’oscuro dell’origine e delle proprietà dei cibi che ingeriamo. Per questo noi di Blogstermind abbiamo deciso di soffermarci ed informarvi su un ingrediente presente oggi in moltissimi alimenti: l’olio di palma.

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Probabilmente molti di voi non sono ancora venuti a conoscenza dell’ampia diffusione che questo tipo di sostanza ha avuto nei cibi che ogni giorno passano dalle nostre tavole. Difatti, se oggi è possibile identificare gli alimenti contenenti olio di palma, è solo grazie al nuovo Regolamento della Commissione europea , entrato in vigore il 13 dicembre del 2011. La nuova etichettatura dei prodotti alimentari ha permesso senza alcun dubbio di migliorare il livello di conoscenza e protezione dei consumatori europei e allo stesso tempo ha messo a nudo le aziende, costrette a rivelare i reali componenti dei vari prodotti. La diffusione, così vasta e celere,  di questa nuova tipologia di olio vegetale è senza dubbio legata alla versatilità  e ai bassissimi costi di produzione.

Tuttavia l’utilizzo di quest’olio ha turbato i nutrizionisti e soprattutto molti ambientalisti. Per tali ragioni abbiamo deciso di ragionare su entrambi gli aspetti, analizzando insieme a voi l’impatto ambientale causato dalla produzione di questa sostanza e allo stesso tempo le qualità che la caratterizzano, dato che secondo molti esperti tali proprietà non gioverebbero alla nostra salute.

EFFETTI SULLA SALUTE

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L’olio di palma è un olio vegetale estratto dal frutto della palma o dai semi, in questo caso si parla invece di olio di palmisto. Può essere utilizzato allo stato grezzo o dopo un processo di raffinazione. Tutti questi particolari sono molto importanti perché conferiscono alla sostanza delle proprietà differenti: ad esempio l’olio estratto dal frutto è ricco di carotenoidi, che perde un volta raffinato, e i grassi saturi costituiscono il 47% di questa sostanza; invece nell’olio di palmisto, estratto dai semi della pianta essiccati e macinati, il contenuto di grassi saturi è quasi il doppio 82%. Questa sostanza per alcune caratteristiche viene spesso accomunata all’olio di cocco, che oltre ad avere buone proprietà è anch’esso ricco di grassi saturi. Inoltre l’olio di palma a temperatura ambiente è solido e questa caratteristica sembra essere legata al fatto che l’olio non è idrogenato prima del processo di raffinazione. Paradossalmente dunque è proprio l’olio di palma raffinato il più dannoso per la nostra salute.

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Bisogna tener conto che sia l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che l’Aha (American heart association) si sono pronunciate, consigliando un consumo limitato di questi oli, principalmente per l’alta percentuale di grassi saturi e la conseguente tendenza a alzare i livelli di colesterolo e aumentare così il rischio di patologie cardiovascolari.

Sicuramente se assunto in dosi limitate non crea danni immediati alla salute ma dobbiamo essere coscienti del fatto che quest’olio è presente in tantissimi alimenti che ogni giorno noi tutti ingeriamo.

Viene utilizzato da numerosissime aziende che lo preferiscono ad altri oli perché più economico e versatile: raggiunge più lentamente il punto di fumo e dunque è uno dei più adatti per la cottura dei cibi ma per la nostra salute esistono sostanze con caratteristiche migliori e meno dannose, come l’olio d’oliva. I costi sarebbero sicuramente più elevati ma la salute dei consumatori ne trarrebbe grossi vantaggi.

Vi segnaliamo la sua presenza in particolare nei prodotti da forno come biscotti, pane confezionato, crackers, grissini e fette biscottate, ma anche in creme dolci spalmabili, patatine fritte e snack salati, e condimenti come le margarine.

 PRODOTTI CONTENENTI OLIO DI PALMA

Volendo rispondere alla domanda: < Ma allora, quali sono gli alimenti che andrebbero evitati? Quali  prodotti andrebbero comprati per cautelarci?>. La risposta a codesto quesito, purtroppo, assume toni alquanto tetri, considerando che la maggior parte dei cibi che occupano indebitamente le nostre tavole contengono olio di palma; sono ben pochi gli alimenti che si salvano.

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Vediamo, quindi,  quali sono i prodotti e le marche da evitare secondo  “Il Fatto Alimentare”, autorevolissimo quotidiano on-line che avvalendosi di esperti in ambito di salubrità alimentare e nutrizione,  pubblica quotidianamente  articoli su tematiche alimentari riguardanti:  la sicurezza, le etichette, la nutrizione, le analisi dei prodotti e  approfondimenti su prezzi, consumi, legislazione.

Mulino Bianco, Barilla, Nutella( il gruppo Ferrero in generale), Knorr, Pringles, Algida, Milka, Nestlè, Mars, Calvè.,Kraft, Loacker,  Bauli,  Ritz, L’Oreal, Unilever, P&G. Dove, Kellog’s, Ringo, Gocciole, Motta. Questi prodotti costituiscono una percentuale minima rispetto alle tante marche che occupano gli scaffali dei supermercati; l’unico modo per capire realmente cosa è contenuto negli alimenti che acquistiamo, è leggere gli ingredienti.

AZIENDE VIRTUOSE

La fuga dall’olio di palma è iniziata e il prossimo anno dovrebbe esserci una svolta decisiva. La campagna e la petizione su Change.org portata avanti da Il Fatto Alimentare insieme a Great Italian Food Trade ha raccolto oltre 71 mila firme e già prodotto importanti risultati. La catena di supermercati Coop (che già non utilizza il grasso di palma in 25 prodotti per neonati e bambini oltre agli alimenti biologici della linea “Vivi Verde”), ha annunciato un’ulteriore riduzione dell’impiego e lascia intendere che ci saranno ” importanti novità nel  2015″.  Ikea ha comunicato di  essere impegnata a togliere l’olio di palma dai prodotti alimentari a partire dal dicembre 2015. Anche la catena di supermercati Ld market e Md discount  ha in programma durante il prossimo anno di togliere questo grasso in buona parte dei biscotti e dei prodotti da forno. Pochi giorni fa è arrivata una comunicazione della catena di supermercati Esselunga che ha scelto di  abbandonare l’olio di palma “preoccupata della salute dei clienti“.

LISTA DI BISCOTTI E SNACK SENZA OLIO DI PALMA

http://http://www.ilfattoalimentare.it/olio-di-palma-biscotti-tab.html

I DANNI AMBIENTALI

Non tutti sono al corrente dei danni che le nostre abitudini quotidiane arrecano alla biodiversità del pianeta. Ognuno di noi, infatti, con le proprie scelte alimentari può rendersi complice della distruzione delle foreste tropicali e dell’estinzione di migliaia di specie. Bisognerebbe educare la comunità dei consumaotri, ovvero noi, ad agire secondo valori incentrati  sull’etica del consumo.

I maggiori produttori mondiali  di olio di palma sono: Indonesia,  Malesia,Papua Nuova Guinea, Ecuador, Brasile, Messico  Vediamo, adesso, le esternalità negative  sull’ambiente causate dalle coltivazioni intensive connesse alla produzione di quest’olio.

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L’Indonesia ha perso oltre 5 milioni di ettari di foreste primarie, convertite in monocolture di palme da olio, e oltre 4 milioni ne ha persi la Malesia, con effetti disastrosi sulla biodiversità locale. Abbattere foreste è, per varie ragioni, un sistema molto comodo per chi voglia avviare una piantagione di palme.

Esempio della deforestazione dell’isola di Sumatra in Indonesia nel periodo 1985-2009 dovuti all’espansione delle colutre intensive di palme per olio. Si rileva una perdita del 49% dell’originaria flora autoctona.

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Assicurarsi da qualche funzionario disonesto la concessione allo sfruttamento di un’area di foresta primaria è spesso più facile (e meno costoso) che negoziare con singoli proprietari la cessione di piccoli appezzamenti già disboscati e coltivati. In più, prima di diventare un campo agricolo, la foresta fornisce legname, mentre i roghi per la pulizia finale lasciano sul terreno cenere buona per la terra, che abbatte i costi iniziali di concimazione.

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Purtroppo la richiesta di olio palma è in aumento in tutto il mondo e i territori deforestati dedicati alle piantagioni continuano ad aumentare, per questo dobbiamo cominciare a dire basta a questo sistema.

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COSA POSSIAMO FARE PER ARGINARE IL PROBLEMA?

La possibilità di scelta è una delle poche armi  a favore dei consumatori; perchè è proprio attraverso il nostro acquisto unitario di una confezione, di un prodotto che scegliamo di “finanziare” una data azienda piuttosto che un’altra. Iniziamo ad acquistare responsabilmente privilegiando gli alimenti più salutari a discapito di altri contenenti sostanze nutritive e ingrediaenti dalla provenienza discussa.

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Un altro mezzo per arginare il fenomeno, in particolare per quanto concerne il mercato italiano è quello di firmare la petizione che Il Fatto Alimentare e Great Italian Food Trade hanno lanciato  on line per fermare l’invasione dell’olio di palma nei prodotti alimentari che il 20 marzo 2015 ha superato le 108 mila firme.

Per partecipare basta accedere al link seguente: http://https://www.change.org/p/stop-all-invasione-dell-olio-di-palma

Fonti:

Il Fatto Alimentare

http://www.biodiversityassociation.org/

http://jn.nutrition.org/content/135/11/2674.abstract
http://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/7800-olio-di-palma-dannoso
http://www.benessere360.com/olio-di-palma.html

A cura di Carla Giammusso e Salvatore Giannavola

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