PANTALEÓN E LE VISITATRICI di MARIO VARGAS LLOSA (la recensione)

«All’inizio volevo raccontare questa storia seriamente. Ho scoperto che era impossibile. È stata un’esperienza liberatoria, che mi ha rivelato le possibilità del gioco e dell’umorismo in letteratura».

Mario Vargas Llosa

 MARIO VARGAS LLOSA

PANTALEÓN E LE VISITATRICI

Einaudi pagg.276

 Pantaleón e le visitatrici è un romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1973, dell’autore peruviano Mario Vargas Llosa, vincitore  nel 2010 del Premio Nobel per letteratura. Oltre che scrittore Llosa è anche un importante giornalista, drammaturgo e politico. L’opera in questione segna, insieme ad un altro romanzo intitolato “La zia Julia e lo scribacchino”, una fase di sperimentazione per l’autore che utilizza per la prima volta l’humour e la scrittura leggera.

Sebbene sin dalle prime pagine la trama appaia al lettore come irreale e al limite della comicità, nel prologo iniziale l’autore spiega come non tutta la vicenda sia frutto della sua immaginazione:

“ La storia è basata su un fatto reale- un <<servizio di visitatrici>> organizzato dall’esercito peruviano per sfogare gli ardori sessuali delle guarnigioni amazzoniche, che conobbi da vicino durante due viaggi in Amazzonia, nel 1958 e nel 1962- ingigantito e distorto fino a trasformarlo in una truculenta farsa.”

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 Dunque l’autore immagina che questo servizio istituito dall’esercito venga affidato ad un generale, Pantaleón Pantoja, molto puntiglioso che dedica ogni respiro della propria esistenza allo svolgimento dei compiti affidatigli dall’esercito. Il protagonista, infatti,  è un uomo molto semplice, ben inquadrato, che normalmente fa l’amore con la moglie assai di rado.

Così Pantaleón, una volta incaricato di portare avanti il cosiddetto SVGPFA (Servizio delle Visitatrici per Guarnigioni, Posti di frontiera e Affini), è costretto a spostarsi insieme alla moglie Pochita e alla signora Leonor, la madre, ad Iquitos, una città del Perù Nord-orientale.

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Qui per il giovane generale inizieranno i problemi e soprattutto le difficoltà nel coniugare la famiglia con la nuova mansione assegnatagli: infatti per trovare donne abbastanza appetibili e perfette per il ruolo di visitatrici  Pantaleón passa le notti girando fra i più conosciuti locali della città, frequentati da uomini poco raccomandabili e prostitute, dove conosce i principali attori di queste realtà come Porfirio il Cinese e donna Chuchupe che lo costringono a tornare spesso a casa nelle mattinate ubriaco e visibilmente scosso. Tuttavia è solo così che Pantaleón riesce a trovare le nuove “reclute”.

Molti capitoli sono scanditi dai vari rapporti che Pantaleón scrive per dare testimonianza del proprio lavoro ai suoi superiori, che leggendoli fra qualche risata si mostrano sempre più convinti dell’eccessiva precisione e abnegazione del generale da loro scelto.

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 Nasce così il centro logistico del servizio che tutte le visitatrici e alcuni cittadini di Iquitos molto infastiditi chiameranno Pantilandia, prendendosi gioco ancora una volta del generale. Infatti questa nuova realtà, che sarebbe dovuta rimanere segreta, una volta scoperta non viene accolta facilmente dalla popolazione soprattutto perché le visitatrici causano nuovi appetiti tra gli uomini della città. In particolare sarà l’arrivo di una bellissima donna molto prorompente, conosciuta come la Brasiliana, a destabilizzare il gruppo di visitatrici ed anche il matrimonio del generale Pantoja.

Inoltre sullo sfondo l’autore pone un’altra accecante realtà: in città si è venuta a creare la Confederazione dei Fratelli dell’Arca, composta da fondamentalisti religiosi seguaci di Fratello Francisco. Fra le pratiche più diffuse all’interno di questo gruppo ci sono le crocifissioni e i riti sacrificali. Ciò che turba maggiormente è l’ampio consenso che questa confederazione riesce ad ottenere.

 Nel 1974 viene realizzato il Film “Pantaleón y las visitadoras” che permise a Mario Vargas Llosa di ottenere maggiore visibilità. Da notare che nella versione cinematografica non trova spazio la confederazione e tutte le vicende ad essa legate.

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 Lo stile che l’autore utilizza è molto particolare perché non è presente un narratore che guidi il lettore all’interno delle varie vicende: si susseguono dialoghi fra i personaggi, pensieri e considerazioni che non passano attraverso un intermediario. Questo stile rende la narrazione molto incalzante e destabilizzante.

Questo romanzo è vivamente consigliato a coloro che desiderano entrare pazientemente in una realtà molto bizzarra, per conoscerne gli aspetti più comici e divertenti e quelli al limite dell’irrealtà.

Una curiosità: nel prologo iniziale è presente anche questa interessante rivelazione dell’autore:

 “ Qualche anno dopo aver pubblicato il libro- con un successo di pubblico che non avevo  mai avuto prima né ho mai più avuto- ricevetti una telefonata misteriosa a Lima: << Io sono il capitano Pantaleón Pantoja- mi disse la voce energica: – vediamoci così mi spiega come ha conosciuto la mia storia>>. Mi rifiutai di vederlo, fede alla mia convinzione che i personaggi di finzione non devono intromettersi nella vita reale.”

A cura di Carla Giammusso

 

 

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