YOUTH “LA GIOVINEZZA”: IL PIACERE DELLA VITA CHE VA

Dei annoiati banchettano sulla vetta del monte Olimpo ricordando il passato. Parlano di quando, offuscati dal fuoco della giovinezza, si intrattenevano con dee capricciose, ninfe pretenziose ed eunuchi. Guardano il mondo dall’alto verso il basso e osservano il concitato svolgimento e le assurdità dello scorrere della vita sulla Terra.

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Sorrentino rappresenta una realtà filtrata e nitida allo stesso tempo. Direttori d’orchestra apatici, campioni dello sport obesi, sceneggiatori oziosi e frenetici nella loro arte, attori in cerca di ispirazione, rampolli in decadenza, dame insoddisfatte e acide attrici consumate che bivaccano in un lussuoso resort sulle Alpi svizzere.

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Tra scalate di trekking, saune e massaggi si prendono il lusso, o forse il rischio, di riflettere sulla propria vita: presente, passato e futuro in alternanza. Si inerpicano tra gli aneddoti offuscati del passato rimuginando su ciò che avrebbero dovuto o potuto fare.

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Youth è un opera indefinita fatta di particolari molto ben definiti ed è proprio l’incontro tra dialoghi, musiche e ambientazioni a creare il fascino del film. Ogni aspetto è complementare agli altri. La colonna sonora, che spazia dalla lirica alla house music, dà un contributo importante e utile a decifrare il significato delle scene.

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Le immagini e le inquadrature recitano un copione autonomo. Si uniscono alle conversazioni sobrie, pungenti, malinconiche ed esilaranti dei personaggi, preziose comparse al servizio di un’idea: il ricordo del bello. “La Grande Bellezza” avrebbe avuto lo stesso successo se il suo titolo fosse stato “Youth” e viceversa. La bellezza e la giovinezza come carburanti vitali per i giovani che si divertono pensando a quando non saranno più in grado di farlo e per gli anziani che si rallegrano ricordando i tempi che furono per rendere più piacevole il trascorrere degli ultimi anni.

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Il regista, non fa ricorso a strani artifici e si limita semplicemente a riportare persone cose e luoghi per come appaiono nella loro semplice e imperfetta esistenza, il realismo della caducità dei corpi in progressivo decadimento, la frivolezza e gli errori dell’essere umano.

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Sorrentino non ha paura di annoiare o di stizzire e si accanisce nel riprendere scrupolosamente smorfie, emozioni, istinti che livellano qualsiasi gap economico o culturale, irrorano uguaglianza: dal ricco banchiere altezzoso in pensione alla giovane massaggiatrice che si diverte a ballare con just-dance dopo un’intensa giornata lavorativa. Youth è la testimonianza che il cinema italiano non è fatto solo si commediole futili e insulse ma anche di registi capaci di dare alla luce film che creano sani dibattiti e che obbligano lo spettatore a riflettere almeno per un istante.

A cura di Salvatore Giannavola

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