CATARSI: Luz esorcizza la perdita dei fratelli persi nell’agguato a Charlie Hebdo

“[…] Hai vergogna perché sei vivo al posto di un altro? Ed in specie, di un uomo più generoso, più sensibile, più savio, più utile, più degno di vivere di te? Non lo puoi escludere: ti esamini, passi in rassegne i tuoi ricordi, sperando di ritrovarli tutti, e che nessuno di loro si sia mascherato o travestito; no, non trovi trasgressioni palesi, non hai soppiantato nessuno, non hai picchiato (ma ne avresti avuto la forza?), non hai accettato cariche (ma non ti sono state offerte…), non hai rubato il pane di nessuno; tuttavia non lo puoi escludere. E’ solo una supposizione, anzi, l’ombra di un sospetto: che ognuno sia il Caino di suo fratello, che ognuno di noi (ma questa volta dico “noi” in un senso molto ampio, anzi universale) abbia soppiantato il suo prossimo, e viva in vece sua. E’ una supposizione, ma rode; si è annidata profonda, come un tarlo; non si vede dal di fuori, ma rode e stride.”

(Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino, 1986, p. 62)

Così scriveva Primo Levi nel 1986, in riferimento alla vergogna provata dai sopravvissuti ai lager nazisti; probabilmente le stesse fastidiose sensazioni, insieme a mille altre, aveva addosso Rénald Luzier,in arte Luz, trovandosi dinnanzi ad un disastro, una strage, un’ingiusta pena come quella inflitta al settimanale satirico francese, ormai tristemente noto, Charlie Hebdo.

PONTOISE, FRANCE - JANUARY 16: Charlie Hebdo cartoonist Renald Luzier (L) aka 'Luz' after the funeral service of Charlie Hebdo editor and cartoonist Stephane Charbonnier aka 'Charb' in his hometown on January 16, 2015 in Pontoise, France. Charlie Hebdo's editor Stephane Charbonnier was amoungst those killed in last weeks terrorist attack on the satirical newspaper.(Photo by Aurelien Meunier/Getty Images)

 La strage che ha colpito gli uffici del giornale è avvenuta in un contesto già abbastanza delineato: la redazione aveva ricevuto ripetutamente, negli anni passati, intimidazioni e vere e proprie minacce a causa di alcune copertine e vignette che raffiguravano Maometto in maniera ritenuta, a quanto pare, poco ortodossa. Alcuni fondamentalisti islamici, sentendosi profondamente offesi, avevano lanciato dei forti segnali rendendo sempre più difficile il lavoro di coloro che collaboravano per Charlie. Il culmine è stato raggiunto il 7 gennaio scorso, quando i fratelli Chérif e Saïd Kouachy armati di kalashnikov hanno causato la morte di 12 persone all’interno della redazione.

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Difatti nella copertina uscita la settimana dopo la strage, è possibile vedere Maometto in lacrime con un cartello in mano che recita una frase divenuta poi una vera e propria campagna: “Je suis Charlie”. Il titolo scelto è: TOUT EST PARDONNÉ (tutto è perdonato).

Così Charlie Hebdo è divenuto simbolo di coraggio, di libertà di espressione. È divenuto una bandiera dietro la quale nascondersi, spesso usata seguendo una massa cieca e inconsapevole. Pochi conoscevano Charlie al di fuori della Francia prima dell’accaduto, pochissimi lo apprezzavano. Tutti hanno sostenuto di essere Charlie dopo la strage, tantissimi non lo apprezzano tutt’oggi nonostante ne difendano il nome o l’operato.

Dove si ferma dunque la libertà e inizia il fanatismo? Quando la conoscenza è salvifica? Dove non trova porto sicuro la satira? Quando si valica il confine invisibile fra ciò che è un gioco e ciò che dà il permesso di uccidere?

Ad un giornalista di “La Stampa” che chiede quale sia l’eredità lasciata dalle vittime della strage, Luz risponde chiarendo ogni dubbio:

 «Sono i disegni. Quelli politici, di sicuro. Quelli sociali, certamente. Ma ancora quelli che resteranno di più sono quelli che fanno ridere. Poi, quando col tempo spariranno anche quelli, lo spirito rimarrà: quell’umorismo fantastico e dissacrante che emerge dai loro disegni. Sì, è questa la loro eredità più grande. Perché l’umorismo nessun governo, nessun terrorista, nessun kalashnikov lo potrà mai uccidere. È quell’umorismo la migliore risposta agli assassini, ma non solo, anche all’ipocrisia di quegli uomini politici, quei mezzi dittatori che hanno sfilato dietro di noi durante la manifestazione dell’11 gennaio».

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Luz ha collaborato a lungo con la rivista francese ma in seguito alla strage  ha deciso di dire addio alla redazione con un nodo allo stomaco, ironicamente chiamato da lui “Ginette”. Ginette diventa uno dei protagonisti delle sue vignette, raccolte  in un libro (edito in Italia dalla BaoPublishing e pubblicato il 18 settembre) dal titolo “Catarsi”: la necessità di esorcizzare la paura, lo strazio, la perdita di cari amici, la voglia e la difficoltà di voltare pagina, il pensiero di non riuscire a disegnare più, la condizione di sopravvissuto a vita. Questi alcuni dei pensieri, delle sensazioni, delle paure e delle emozioni che Luz racchiude e ci regala in un solo libro che è tutto un fumetto.

<<Un giorno il disegno mi ha abbandonato. Lo stesso giorno in cui se n’è andato un pugno di cari amici. Con la sola differenza che lui poi è tornato.[…] Questo libro non è una testimonianza, ancor meno un’opera a fumetti, ma è piuttosto la storia di come si sono ritrovati due amici che hanno rischiato di perdersi di vista per sempre.>>

Così ci introduce alla lettura Luz. Un’analisi chiara e lucida dell’accaduto attraverso gli occhi di chi, solo per una coincidenza, ha scampato la morte. Il giorno della strage era il suo compleanno e Luz arrivava in redazione con un’ora di ritardo; sotto interrogatorio gli veniva chiesto cosa avesse visto. Rénald Luzier chiede un foglio ed una matita e disegna una serie di omini immobili: occhi sbarrati, enormi. Non ha visto nulla davvero, se non la disperazione, il panico, la tragedia.

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Entriamo in un libro che è una scoperta, una sorta di flusso di coscienza passando per attimi di sconforto, terrore e paura, memorie di amici e compagni, incubi e supposizioni, fino alla salvezza: la consapevolezza di poter andare avanti, con una complice sempre presente che è la moglie Camille. Difatti è solo verso la fine del libro che Luz diventa più consapevole e sereno.

 I suoi omini, protagonisti di nuovi fumetti, cominciano a muoversi: l’autore rimette insieme i pezzettini di un muro che è la sua vita, buttati  giù, come quelli di tanti altri amici, con troppa crudeltà.

Alcuni hanno la possibilità di ricostruire nonostante le difficoltà, nonostante i cambiamenti quasi obbligati che un evento traumatico di questa portata possa arrecare. Per altri, meno fortunati, non ci sarà futuro.

 A seguire troverete delle vignette estratte dal libro “Catarsi”

A cura di Carla Giammusso

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 FONTI:
http://www.lastampa.it/2015/09/18/cultura/la-catarsi-di-luz-dopo-charlie-hebdo-nessun-kalashnikov-potr-mai-uccidere-lumorismo-4EwIxu6yEhvv5y66OzKygO/pagina.html

http://www.badcomics.it/2015/05/bao-publishing-in-arrivo-catarsi-il-racconto-di-luz-dopo-charlie-hebdo/63654/

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