Brooklyn(recensione): dimenticare Titanic adesso è possibile

Brooklyn, candidato come miglior film alla 88esima edizione degli Oscar, narra di Ellis, ragazza che  decide di abbandonare il paesotto irlandese in cui è nata e cresciuta,  per trasferirsi negli Stati Uniti d’America; terra di successo e di conquiste.

(in collaborazione con http://www.telefilm-central.org/)

Il film del regista John Crowley, è un quadro generazionale che rappresenta un fenomeno,  quello dell’emigrazione, che non ha tempo, nè confini geografici.

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Brooklyn può essere considerato come prequel e sequel del colossal Titanic. Mette in scena tutte le preoccupazioni e le titubanze che accompagnano i giorni precedenti alla traversata oceanica, ma anche le speranze e la fatica di coloro che, una volta giunti nel nuovo continente, sono riusciti ad affermarsi grazie all’ingegno e alla dedizione di chi sa che non gli verrà concessa una seconda possibilità.

Non fatevi fuorviare dall’apparente banalità della trama, infatti, Brooklyn è un’opera lineare curata in ogni minimo dettaglio: scelta dei protagonisti, colori, colonna sonora. Nella sua estrema semplicità visiva, ipnotizza e pungola ripetutamente l’emotività dello spettatore che volente o nolente non potrà sottrarsi alla potenza delle immagini e dei sentimenti che questo film è capace di creare.

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Il distacco, la determinazione e l’amore assumo un ruolo predominante all’interno della trama e non vengono mai presentati come sentimenti singoli, bensì come aspetti interdipendenti. È per questo questo che le scelte dei protagonisti sono sempre il frutto di un’attenta valutazione che coinvolge la passione e la ragione, il cuore e la mente.

Ellis è una ragazza ambiziosa, forte e determinata, consapevole del fatto che la sua vita non sarebbe mai sbocciata nella povera Irlanda dove le colline sono sempre più verdi e dove le bocche delle vicine sono sempre meno chiuse. Decide quindi di mettersi in discussione e di partire alla volta di New York ed è proprio lì che incontrerà l’uomo che farà di questa città la sua nuova casa. Tony Fiorello, statunitense di seconda generazione, figlio di italiani, incarna perfettamente lo stereotipo del paisà simpatico, ammaliatore e(questa volta) amabile e fedele. Saoirse Ronan(Ellis) e  Emory Cohen(Tony), hanno dato prova di ottime doti attoriali e sicuramente sentiremo parlare di questi due interpreti in futuro.

La freddezza e la saggezza di Ellis e di Tony , giovani eroi del nuovo mondo, è sconvolgente ed è forse l’elemento che caratterizza maggiormente questa storia rispetto ad altre che, pur concentrandosi sulle stesse tematiche, appaiono invece intrise  di autocommiserazione e  pianto.

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Il rosso vivo dei mattoni di Brooklyn e i colori pastello delle bluse delle giovani donne che camminano fiere e sicure tra le vie del quartiere, attenuano la severità e il peso emotivo delle vicissitudini dei protagonisti, ai quali la vita non lesina di certo dolori e preoccupazioni.

Con Brooklyn, sembra di respirare l’aria di una New York in fermento conquistata dal dinamismo e dall’ottimismo di tanti piccoli eroi che partiti da zero, giorno dopo giorno, hanno ottenuto traguardi che mai avrebbero pensato di raggiungere. Brooklyn va oltre il solito schema della storia d’amore idilliaca: è un film storico, è un romanzo, è una tragedia, è un’affascinante commedia generazionale che non ha nulla da invidiare al ben più noto Titanic.

Di Salvatore Giannavola

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