Leo Like | Intervista Indie Italia Mag

A cura di Benedetta Minoliti

Il passo dal rap al pop è più breve di quanto si possa pensare. Lo conferma Leo Like, artista nato a Milano nel 1995. Dopo l’album “A microfoni spenti”, pubblicato nel 2016, Leo Like torna a raccontare di sé con il singolo “Due passi dentro di me”. Un cambio di rotta per l’ormai ex rapper milanese, che con questo singolo decreta il suo ingresso ufficiale nel mondo dell’indie-pop.

 

INTERVISTANDO LEO LIKE

Ciao Leo. Da dove nasce il tuo nome d’arte “Leo Like”?

Ciao ragazzi! Sì è vero, ho cambiato un po’ di cose… tranne il nome! Per me questo nome conserva e tiene vivo il “me” diciassettenne sognatore e fancazzista. Infatti, Leo Like nasce (per pigrizia) nel lontano 2012, quando il mondo girava ancora intorno a Facebook. Il nome d’arte inizialmente era solo “Like” che come potete immaginare, su un motore di ricerca, fa apparire di tutto tranne le canzoni di un rapper emergente. Caso volle che quell’anno sarebbe uscito il mio primo singolo “Siamo Tutti Rapper”, in cui il ritornello ripeteva ossessivamente “pure io”. Per esigenza dell’etichetta, dovetti tradurre il pezzo in inglese e il “pure io” diventò “like me (Leo)”, unendo gli addendi riuscii ad ovviare ad un problema non indifferente: essere trovati.

Passare dal rap al pop non è facile. Perché hai scelto di cambiare genere?

Parto da una grande citazione di Dargen, per veri intenditori: “il rap per me è fare finta che domani muori”. Con il rap ho imparato a scrivere, a recitare, ad andare a ritmo e a non perdere la voce. Il rap è stato un po’ un papà per me. Poi è arrivata la necessità di trovarsi un’identità, un lavoro lungo che ancora non ho portato a termine, ma che per un motivo o per l’altro ti porta a fare delle scelte durante il percorso. Finita l’esperienza di un album rap, sentivo la mancanza di consapevolezza vocale, capace di sostenere progetti più ambiziosi. Mi sono rimesso a studiare canto e a ricercare insieme al mio produttore un sound che potesse collegare la mia abilità da paroliere, alla voglia di comunicare ad un pubblico più ampio.

“Due passi dentro di me” è il titolo del tuo nuovo singolo. Nel brano racconti la tua infanzia, dando voce al bambino che è in te. Cosa ti ha spinto a scrivere questo pezzo?

“Due passi dentro me” è letteralmente una passeggiata nei miei ricordi più vividi.  Ho scritto questa canzone in un pomeriggio, dopo aver passeggiato nel parco dove sono cresciuto, dove ho dato i primi baci e dove tutt’oggi vado a correre. In questo luogo ho ritrovato Leonardo e dopo avergli raccontato un po’ del mondo dei grandi, mi ha riportato nella sua realtà: collage fatto di tantissimi colori, profumi e canzoni inventate. Finito l’album mi ero promesso di esercitarmi con la semplicità, sia nella stesura del testo che nel contenuto. Spero possa risultare un buon tentativo per chi ascolta.

Sempre parlando di infanzia, quali sono gli artisti che ti hanno fatto avvicinare al mondo della musica?

Se avessimo fatto quest’intervista 10 anni fa ti avrei risposto: Fibra, Fibra e Fabri Fibra. Le sue canzoni mi hanno insegnato a costruire la metrica delle parole e a costruire uno storytelling in 2 minuti di “bum cha”. A 17 anni sono arrivate le poesie di Ghemon, la rabbia dolce di Mecna e la pazzia di Dargen. Poi un bel giorno ho ascoltato per la prima volta della mia vita “Suzanne”, di Leonard Cohen, lì ho mi sono detto “sarò un cantante/poeta!”, infine mi sono iscritto al Blue Note di Milano e adesso sto gingillando per casa con “When Your Lover has gone” di Ben Webster. Un bel mischione vè?

Ad oggi, quali sono i tuoi artisti di riferimento? Nel passaggio dal rap al pop immagino che saranno cambiati.

Assolutamente sì. La musica in generale oggi per me è un oggetto funzionale ed emotivo allo stesso tempo. Funzionale perché gli artisti/produttori sperimentali come i Disclousure, Mura Masa, DRELOE e tanti altri esponenti internazionali dell’EDM sono per me un pantone di suoni, synth e strumenti acustici. Sono come una tavolozza da pittore: mi permettono di capire come bilanciare i suoni, quali possono piacere più o meno a chi mi ascolta e quali sarebbero perfetti per una canzone di Leo Like. Poi c’è l’aspetto emotivo, quello forse più da ascoltatore, nel quale non “scompongo” canzoni, ma mi limito a legarci ricordi ed emozioni. Dentro questa playlist metto dentro alcune canzoni di Jovanotti, le suonate solitarie di Einaudi e tanta altra musica chill out-ambient che mi riesce sempre a trasportare in mondi paralleli. Ah. Trovate tutto nella mia playlist su spotify “When the world is shooting” 🙂

Torniamo a parlare di “Due passi dentro di me”. Il video è un continuo “dialogo” tra te e un bambino. Com’è nata l’idea del video?

Molto meno poeticamente di quanto tu possa pensare! Il singolo secondo me già regala alcune immagini che è più o meno facile intravedere ad occhi chiusi ascoltando la canzone. Diciamo che questa volta l’idea del video non arriva direttamente dalla canzone, ma dalla possibilità di girare interamente in una scuola. Lì abbiamo potuto sparare veramente in alto. Per questo abbiamo cercato di tradurre il dialogo fra me e me “bambino” all’interno di questo contesto tenendo in considerazione gli spazi, Federico (il piccolo grande attore) e le tempistiche (1 solo giorno di riprese). Devo ringraziare davvero Marco Mura, il video-maker, che si è occupato di far filare tutto liscio: ti voglio bene frate!

Milano è sicuramente tra le città più interessanti dal punto di vista musicale. Cosa pensi del panorama ItPop Milanese?

Mi piace tantissimo quest’attributo che si dà alla mia città. È proprio vero, Milano ti dà la possibilità di vedere persone che vedi su YouTube fare musica nel bar dietro casa tua, e addirittura di finirci a cena insieme se ti va di culo. Ad esempio un po’ di tempo fa ho ribeccato nel mio studio Saffelli, con cui aprivo i live hip hop a Entics e ai Two Fingers nelle discoteche milanesi quando ancora ero vergine praticamente. Ho esordito con un milanesissimo “cazzo ci fai qui?”. Un altro che stimo molto è Walter de “I miei migliori complimenti”. Lui per me è sempre stato e sempre rimarrà “quello degli ElectroFants”, è un grande!

Sentiremo presto altri brani? Hai in programma l’uscita di un Ep o di un album?

Assolutamente sì, il ciclo dei racconti della mia infanzia sarà custodito da un EP che conterrà 5 brani completamente rinnovati nel sound e nelle liriche… un motivo in più per tenerci in contatto!

Ascolta Leo Like nella playlist Spotify di Indie Italia Mag

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