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Railway | Intervista Indie Italia Mag

Intraprendere cinque percorsi diversi, per poi ritrovarsi a percorrere un’unica strada. È la storia dei Railway, band nata nell’agosto 2014 a Massafra, in provincia di Taranto. Il gruppo, dopo essere riuscito a creare un sound personale, accostabile al rock alternative, con qualche sfumatura pop, ha pubblicato nel 2017 l’EP “Fermo immagine”.

Nonostante l’indipendenza da etichette discografiche e di distribuzione, il lavoro d’esordio della band è stato trasmesso su tutto il territorio nazionale attraverso le web radio, fino ad arrivare alla messa in onda su Radio Irene, la radio ufficiale di Sanremo Rock. Nella stessa estate il successo del singolo omonimo fermo immagine ha raggiunto anche gli emittenti radiofonici locali, restando in rotazione per due settimane.

Dopo un breve tour, il gruppo è tornato in studio e nel 2018 è uscito “Venere sfregiata”, brano con un sound influenzato dall’elettronica, più aggressivo e sincero, coerente però con le precedenti pubblicazioni.

INTERVISTANDO RAILWAY

Ciao ragazzi. Cominciamo dalla domanda forse più banale, ma mai scontata: perché avete scelto di chiamarvi Railway?

Il nome Railway è frutto di puro caso ed è attribuibile al fatto che non essendo residenti nello stesso paese, prima di prendere la patente, utilizzavamo per l’appunto il servizio ferroviario per riunirci. Un giorno, fermi in stazione, facemmo caso alla scritta d’avvertenza “Do not cross the railway lines”.

La parola “Railway” ci suonò molto musicale all’orecchio e quindi decidemmo di adottarla come nome del gruppo. Col tempo possiamo dire di aver onorato il luogo in cui, dopo la sala prove, abbiamo passato più tempo, abbiamo avuto mille discussioni e anche il luogo in cui abbiamo preso le scelte più importanti. Quindi sì, “Railway” per noi non è solo un nome ma anche il nostro anno 0.

Senza nessuna etichetta alle spalle siete comunque riusciti a ottenere un ottimo risultato col vostro primo lavoro. Perché, secondo voi, il vostro EP  “Fermo immagine” ha avuto questo successo?

Bella domanda! Non siamo persone presuntuose, quindi non oseremmo mai dire che l’EP “Fermo immagine” sia stato un lavoro ben riuscito, anzi, è stato appunto il nostro primo lavoro e quindi sicuramente presenta degli errori dati dalla nostra inesperienza e dalla voglia matta di creare. Il perché dei buoni risultati, secondo noi, è da attribuire all’amore per il lavoro che abbiamo fatto tutti insieme, al tempo investitoci, le nottate passate in bianco a cercare la nota o la parola giusta.

Ci sarebbero mille motivi da elencare, ma forse i più importante sono credere nel proprio prodotto ed essere costanti nel promuoverlo. Questo ci ha permesso di fare qualunque sforzo necessario per diffondere e far ascoltare la nostra musica al pubblico cercando di contattare radio e investendoci tempo e denaro. La cosa più soddisfacente è stata poi vedere che, anche da soli, i risultati possono arrivare.

La canzone che mi ha più colpito di “Fermo immagine” è Cosa cerchi in me? È una canzone che descrive bene il senso di inadeguatezza che tutti noi prima o poi proviamo. Qual è la storia di questo brano?

Cosa cerchi in me? è uno dei brani più vivaci del nostro repertorio finora nonostante anch’esso tratti un argomento abbastanza scomodo e attuale. Il brano vuole appunto analizzare il concetto di “bellezza dell’individuo” che nei nostri giorni sembra aver preso diverse mutazioni a causa dei social network e dei vari social media che hanno creato degli stereotipi irreali e distorti a cui purtroppo la gente fa sempre più caso.

Con questo brano vogliamo cercare di ridare alla parola bellezza un significato più interiore che puramente estetico. Ogni persona ha i suoi pregi e difetti e sono proprio questi ultimi che ci rendono unici e perfetti. Questo concetto è riassumibile con la frase cardine della canzone, ovvero “La perfezione non ha regole”.

Say goodbye è l’unico brano in inglese del vostro EP. Perché avete fatto questa scelta?

Say goodbye è nata in maniera abbastanza casuale in sala prove. Romana, la nostra cantante, ci disse che aveva appena finito di scrivere un testo in inglese. Noi inizialmente eravamo abbastanza scettici perché avevamo quasi finito di comporre l’EP completamente in italiano e sarebbe stato strano chiuderlo con un pezzo in inglese.

La cosa col tempo iniziò ad affascinarci ed essendo noi sempre stati abbastanza sinceri e spontanei nella composizione, decidemmo di non porci nessun limite e quindi iniziammo a lavorarci.

È stato un modo di metterci alla prova sicuramente molto stimolante e possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti del prodotto finale, ma difficilmente  nell’immediato futuro pubblicheremo altra roba in inglese, anche se mai dire mai!

Avete collaborato con i LITFIBA per l’iniziativa “30 anni di 17 re” e avete pubblicato una nuova versione del brano Come un Dio. Com’è andata questa esperienza?

L’esperienza “30 anni di 17 re” è stata, per ora, una di quelle più importanti e significative che la nostra band abbia affrontato.

Subito dopo aver visto il post che segnalava questa iniziativa, freschi di pubblicazione dell’EP, abbiamo provato a parteciparvi un po’ per gioco, sapendo che competere sull’intero territorio nazionale non sarebbe stato facile. Per essere selezionati era necessario inviare due lavori inediti che sarebbero stati giudicati dallo staff  dei Litfiba. Inviammo dopo un’interminabile discussione “Mai più” e “Qui per te” (entrambe presenti nel’EP). Inaspettatamente, siamo stati selezionati insieme ad altri quindici artisti. Ad ogni artista, poi,  è stata assegnata una traccia presente nell’album. Il brano a noi assegnato è stato “Come un Dio”.

Il ri-arrangiarlo non è stato per niente facile perché provare a dare il proprio tocco su una canzone così significativa e importante non è stato facile, anzi, sarebbe stato molto facile fare un flop. Questo lavoro ci ha notevolmente messo alla prova, ma ne siamo usciti super soddisfatti e orgogliosi di noi stessi. Oggi possiamo sicuramente dire che è stata una bella prova che ci ha fatto maturare tantissimo.

Il vostro ultimo brano, Venere sfregiata, ha un testo di forte impatto sociale, che vuole denunciare ogni tipologia di violenza, sia mentale che fisica. Un testo contemporaneo e coerente con il periodo storico che stiamo vivendo. Perché avete scelto questo titolo e com’è nata l’idea del brano?

L’idea del brano è nata quando abbiamo sentito per l’ennesima volta una notizia di cronaca così triste e copiosamente ricorrente come quella della violenza sulle donne. Sentivamo il bisogno di doverci schierare e lo ha sentito soprattutto Romana. Dal punto di vista artistico e umano, siamo influenzati dalla realtà che ci circonda e volevamo dire la nostra senza chiudere gli occhi e restare indifferenti. Non è stato semplice perché il tema è molto scomodo e si rischiava di non avere credibilità.

Ci ha aiutato molto avere una fronwoman e il suo punto di vista, quindi si è creata una visione complessiva e un pensiero completo dell’argomento, che ci ha convinti a portare a termine il lavoro. Il titolo è frutto della volontà di identificare attraverso un unico soggetto una collettività a cui rivolgersi, ovvero chiunque abbia subito o lottato contro questo male. In quel momento sentivamo che due parole potessero racchiudere il tutto: “Venere sfregiata”. Venere in quanto simbolo per eccellenza della donna e del concetto di bellezza e amore. Sfregiata perché il torto subito in questo caso è qualcosa di infimo e indelebile, che scava dentro e non si può dimenticare.

Tra i vostri progetti futuri c’è quello di riuscire ad entrare in una grande etichetta e calcare dei palchi prestigiosi. Che cosa potrebbe rendervi interessanti, secondo voi, agli occhi delle grandi major?

Sicuramente è una strada complessa, perché riuscire a emergere tra tanti artisti super preparati e pieni di ottimi prodotti non è affatto semplice. Noi siamo molto ambiziosi e quindi cercheremo di lavorare con voglia e continuità in modo da riuscire a salire i numerosi gradini che portano un’artista a diventare degno di questo nome. Dunque, secondo il nostro parere, il modo per ottenere bei traguardi e diventare quindi “interessanti” è lavorare sodo, suonare live e cercare di crescere senza mai fermarsi in modo tale da esser preparati un giorno se e quando, qualche prestigiosa chiamata dovesse arrivare.

Detto ciò, vogliamo ringraziare gli amici di Indie Italia Mag e Blogstermind per questa bella chiacchierata. Salutiamo con affetto tutti i lettori e nel caso non lo avessero ancora fatto, vi invitiamo a scoprirci sui nostri account social!

Saluti a tutti dai Railway!

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