Umberto Ti. | Intervista Indie Italia Mag

A due anni dal suo primo EP “Cielo Incerto”, Umberto Ti. torna con “Alaska”, primo album che vede di nuovo la produzione artistica di Giuliano Dottori.

Un’evoluzione, rispetto al lavoro precedente, che si nota soprattutto nelle sonorità rock e alternative, con l’inserimento di chitarre elettriche e batteria. Un suono diretto, con riff più corposi ad enfatizzare i testi del cantautore.

Umberto Ti. è legato alla tradizione cantautorale italiana, ma in questo nuovo lavoro strizza l’occhio anche al rock, all’indie e al pop, con un approccio personale alla metrica e alla lingua italiana.

INTERVISTANDO UMBERTO TI.

Ciao Umberto. Dopo “Cielo Incerto”, uscito nel 2016, rieccoti con “Alaska”. Com’è nato questo progetto?

L’approccio che ho adottato con il mio nuovo album “Alaska” è stato quello di lavorare per immagini, perché aevo in mente un’atmosfera “Americana”, con motel desolati, piscine abbandonate, laghi e t-shirt scolorite.

Rispetto al mio primo Ep, “Alaska” è un album vero e proprio composto da  nove canzoni. Abbiamo lavorato molto inserendo parti di pianoforte, Mauro Sansone ha suonato una batteria compressa e Alexya Salari ha fatto i cori su alcuni pezzi. Insomma, ci sono molti più elementi rispetto al primo disco.

Com’è stato lavorare alla realizzazione di “Alaska” con Giuliano Dottori?

Con Giuliano Dottori oltre che una collaborazione professionale ormai è nata un’amicizia.  Noi due viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda musicale, che ritengo una cosa molto importante tra produttore e musicista, e con i suoi arrangiamenti è riuscito ancora una volta a tirare fuori l’anima che cercavo nelle mie canzoni.
Giuliano ha regalato a questo disco l’eleganza che desideravo.

Come hai scelto il titolo dell’album?

Il titolo “Alaska” non ha molto a che vedere con il luogo geografico, l’unica cosa che forse c’è in comune è che su alcune canzoni racconto di relazioni che possono avere a che fare con il freddo dell’anima. Sono partito da questo nome perché avevo visto un film italiano intitolato “Alaska”, un nome di un club che racconta una storia sentimentale molto forte e carnale.

I temi che tratto sono relazioni personali passionali, sogni intimi, che ognuno di noi porta con sé.Alaska è metafora del ritrovarsi dentro luoghi abbandonati. Se ci pensi bene i personaggi delle mie storie si amano dentro luoghi desolati come motel, roulotte, vecchie stanze, ma anche dentro sogni lontani.

Molti delle tue canzoni parlano d’amore. Penso alle storie degli amanti di Motel, ai ragazzi nelle roulotte di Kids, ma anche a quelli più “convenzionali”, che si amano su un divano, di Solo un uomo.
Qual è il tuo rapporto con l’amore? È per te una grande fonte d’ispirazione?

L’amore forse è una via per poter arrivare a raccontare anche altre cose. Nelle mie canzoni parlo molto delle relazioni umane, è vero, ma è anche il modo di raccontare uno stato d’animo, un conflitto interiore che magari ognuno di noi porta dentro. Posso definire le situazioni che racconto come una battaglia sociale con cui ogni giorno, dobbiamo fare i conti.

Sei di Padova. È una città che, secondo te, da delle buone opportunità alla musica e ai suoi musicisti?

Padova è una città ricca di locali dove poter suonare. Si possono trovare piccoli club, ma si organizzano anche dei bei festival, basti pensare allo Sherwood. Ci sono molti gruppi e cantanti conosciuti che sono di Padova. Insomma, c’è una bella energia e molte opportunità di esibirsi.

Negli ultimi anni il cantautorato italiano è stato riscoperto. Come pensi di inserirti nel panorama italiano? Quali sono, se ci sono, i tuoi punti di riferimento, sia del passato che contemporanei?

Oggi più che mai c’è molta attenzione sul mondo del cantautorato italiano.
Si parla molto di indie ma non so se il mio genere si possa definire proprio così in quanto attingo molto dal rock anni ’70.

Ci sono molte contaminazioni. Mi piace intrecciare il cantato quasi recitato con il rock, guardo più ad un sound americano che viene dagli anni ’70, al folk. Sono legato alle origini del cantautorato italiano, cerco a mio modesto modo, di portarlo avanti con rispetto ed eleganza.

I miei punti di riferimento sono i grandi cantautori italiani come Fabrizio de André, Francesco de Gregori e Francesco Guccini. Questi grandi maestri mi hanno completamente colpito con i loro diversi modi di comunicare, di descrivere la società. Da qui ho cominciato a conoscere Claudio Lolli, Piero Ciampi, Ivan Graziani, insomma dei veri e propri filosofi di pensiero.

Per quanto riguarda la musica internazionale i miei riferimenti sono i The Verve, Oasis, Radiohead, Nirvana, fino ad arrivare ai Counting Crows e al mio mito Elliott Smith. Questi ultimi artisti citati hanno influenzato molto questo mio ultimo Album. Nel panorama italiano mi hanno ispirato Afterhours, Marlene Kuntz e CSI.

Tra i brani di Alaska c’è ne uno a cui tieni particolarmente?

Diciamo che sono legato un po’ a tutti i brani ma in particolare a Bugie che è il primo singolo estratto dall’album, è un brano ermetico, una ballata acustica piena di sottofondi fatti di feedback, chitarre slide e shoegaze. Ho voluto dargli un taglio psichedelico vicino ai My Bloody Valentine.

Parlando sempre delle canzoni del tuo nuovo album: oltre all’amore, il filo conduttore di tutto il lavoro mi sembra essere quello dell’irrequietudine e del tormento interiore. È stato difficile tramutare questi sentimenti in parole e in musica?

Le storie che racconto in “Alaska”, ma che poi è il mio modo di approcciarmi alle canzoni, partono da relazioni sentimentali che poi diventano metafora di sogni, ricordi, immagini, che nella vita riaffiorano in noi. L’album è accompagnato da uno stato d’animo che oscilla tra il sognante e il carnale.

Si, è vero, c’è irrequietudine e tormento nei miei testi, ma è un modo per trovare anche nelle storie più difficili la bellezza. Tutto questo processo avviene in maniera naturale, come un fiume in piena che poi trova la via del mare.

Ultima, doverosa, domanda: stai già lavorando a nuovi progetti e stai preparando dei live?

Posso dire che sto lavorando già a nuove canzoni, ma l’obiettivo ora è di portare il mio nuovo album in giro per i locali della provincia insieme all’amico Leonardo che mi accompagna con la sua chitarra elettrica.

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