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Marco Rasola | Intervista Indie Italia Mag

Venticinque anni originario di Roma ma trapiantato a Londra da oltre quattro anni. Questo è l’identikit di Marco Rasola, giovane e poliedrico artista, che propone un prodotto che va al di la della musica in se per se, ma che da molta importanza anche alla dimensione del video. Ed è proprio dalla capitale britannica che il giovane cantautore rilascia il suo primo brano del progetto solista, da poco iniziato, chiamato per l’appunto “Il primo singolo”.

Il brano, dalle spiccate sonorità elettroniche, ha altresì un testo dalle forti connotazioni cantautorali rendendo così il prodotto offerto dal giovane artista, decisamente personale. Per offrire un riferimento ai nostri lettori che non hanno ancora avuto modo di ascoltare il singolo di Marco Rasola, possiamo affermare che in certi passaggi le sue sonorità, in relazione anche alla tipologia di testo utilizzato, possono richiamare, a grandi linee, quelle di Cosmo (sopratutto per la natura elettronica della base del brano).

Polistrumentista, manager e business-man di se stesso ha iniziato un percorso di formazione presso l’Università di musica contemporanea dimostrando una continua predisposizione alla sperimentazione e al miglioramento. Appassionato di tecniche teatrali, che utilizza anche nella composizione della sua musica e dei suoi testi, dichiara di trovare la sua ispirazione dal mondo intorno a se ed oltre, quindi anche dai sogni e dai capolavori senza tempo di Magritte e Salvador Dalì. Insomma un’artista a tutto tondo che dalla città del “big smoke” prova a farsi strada nel mercato musicale nostrano con un prodotto che lui stesso definisce synth-pop contaminato con l’indie italiano.

INTERVISTANDO MARCO RASOLA

Sei molto giovane se non sbaglio, quanti anni hai?

Ho 25 anni.

Da quanto componi? Qual’è il tuo background da musicista?

Ho iniziato a suonare la chitarra e a scrivere canzoncine quando avevo 13 anni. Ho provato subito a formare diverse band con un po’ di amici ma eravamo sempre senza bassista. alla fine dopo 4 anni di studio, per curiosità e disperazione ho comprato un basso e ho iniziato il mio capitolo da bassista/cantante in una band di Roma formata da me e il chitarrista (anche lui cantante).

A 21 anni mi sono trasferito a Londra con questa band. Il concept della nostra musica era basato sulla libertà di espressione, quindi ogni tanto suonavo la chitarra e la batteria. Facevamo solo musica originale, con loro ho inciso due album mai rilasciati. In quel periodo ho suonato tra i locali e imparato molto sul music business, il recording in studio e l’uso dei software musicali di produzione.

Ho anche preso dimestichezza con alcuni strumenti che usavamo nella band tra cui la batteria, la tastiera e il contrabasso. Dopo qualche anno insieme ho deciso di fermarmi un attimo. Un paio di mesi dopo ho iniziato a scrivere canzoni in italiano per questo progetto solista.

Vivi ancora a Londra?

Si sono a Londra.
Sto studiando all’università di musica contemporanea.

Quanto una città come Londra (che dal punto di vista della scena indipendente internazionale offre sicuramente tantissimo) ha influenzato il tuo modo di concepire la musica e di conseguenza comporla?

In realtà ho sempre scritto ispirandomi alla musica inglese. Vivere a Londra ha rafforzato lo stile che provo ad esprimere, la cosa che più mi sta dando questo ambiente penso sia la sensibilità nei confronti delle parole sulla musica e i suoni di ogni canzoni. L’arte del rendere le parole musica e la musica parole.

Da dove nasce l’esigenza di iniziare un progetto solista?

Da solo lavoro molto più velocemente, gestisco tutto con più lucidità , organizzo tutto subito. Le canzoni le faccio quando devo. Registro quando voglio e con chi voglio. Uno dei lati più interessanti è il poter introdurre musicisti diversi in ogni canzone o quando penso sia necessario. Rende la musica migliore. Ad esempio il secondo singolo che uscirà a maggio ha un impronta funk e per registrare le chitarre ho chiesto una mano , anzi due a Nicolò Zamboni. Chitarrista con gli attributi. Mentre per “Il primo singolo” uscito il 2 Marzo, ho chiesto aiuto a Valerio La Piana, batterista incredibile.

Nel sound de “Il primo singolo” emerge una spiccata propensione all’elettronica, il testo invece sembra avere caratteristiche più cantautorali. Come sei arrivato a questa sintesi tra sound e testo?

È stato un processo molto lungo che continuo a portare avanti e continuerò sempre a migliorare. adoro I sintetizzatori, campionare suoni , catturare rumori. l’idea di raccontare momenti belli e brutti della mia vita e delle persone che conosco, su delle basi proiettate verso l’elettronica, che fanno ballare nonostante quello che dico, mi affascina un sacco. Mi ricordano i sogni e anche i quadri di Dalì e Magritte per adesso.

Comunque per quanto riguarda i testi , al momento sono entrato in un periodo artistico metafisico con un po’ di meta-teatro. non sono un grande esperto per carità.. però ho captato (un po’ alla mia) i principi di questa filosofia e forma d’arte e mi stanno ispirando molto. Il titolo “Il primo singolo” si è ispirato proprio a questo movimento di super realtà. Quale miglior titolo per un primo singolo se non “Il primo singolo”? Sopratutto in questo periodo dove tutti confondono la realtà dalla finzione, il concetto di realtà oggi è molto distorto per via della mania tecnologica che ci circonda.

Un’altra perla si può ascoltare a metà della canzone, (sempre “Il primo singolo”) dove si passa dallo stare bene ad un atmosfera onirica dove i controcanti se si ascolta bene dicono “controcanto, controcanto”. O a seguire il momento del silenzio sottolineato esplicitamente. Comunque tutto questo è in continuo sviluppo, ho molte canzoni da far uscire alcune più pazze. La prossima canzone sarà quella più vicina all’indie italiano di oggi, penso.

Chi ha curato il video, da dove è nata l’idea?

Il video musicale, scritto da me e Gianlorenzo De Donno, diretto e prodotto da quest’ultimo, in superficie racconta Marco Rasola, anche nel video c’è del meta-teatro, ma il messaggio è molto ampio. Racconta anche un problema importante, la mania dei social ed il loro l’utilizzo sbagliato.

La distorsione della realtà. Una cosa che ci tengo ad aggiungere: Questo progetto è sia musica che video al momento, è un tutt’uno. Io sono un artista musicista, ma anche visivo (ormai siamo tutti così alla fine). Si può dire che i video oggi rappresentino essi stessi la canzone. Puoi comprare il disco, ascoltarmi su Spotify o leggere tra le righe dei video che io e Giallo (il regista) facciamo.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali, quali sono gli artisti che di solito ascolti?

Allora, a prescindere dai miei gusti, ascolto tutto quello che esce sopratutto in Italia, ma anche all’estero. I miei riferimenti non li dico. Sono appena nato, voglio vedere dove sarò accostato senza influenzare alcun ascoltatore.

Progetti per il futuro?

Al momento baso molto del mio potenziale creativo sul web. Quando arriverà il momento giusto, se me lo meriterò, arriveranno anche i concerti. Tornerò molto presto a vivere in Italia, forse. Comunque ho già molti musicisti disposti a seguirmi per eventuali concerti, io continuo a dare il mio al meglio!

Grazie mille ed in bocca al lupo.

Grazie a voi.

Ascolta Marco Rasola nella playlist Spotify di Indie Italia Mag

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